Forse qualcuno lo immaginava già dall’assenza di annunci, forse qualcuno ancora ci sperava, forse a qualcuno non interessa e basta; in ogni caso ci pensiamo noi oggi, a levarci questo macigno dal petto e a confermare che quest’anno il NaDir Festival non si farà.

Un percorso di quattro anni, fatto di musica, attivismo, riqualificazione, dibattito, sudore, un percorso che per quattro edizioni ci ha visti crescere e cambiare tantissimo nelle ambizioni, negli obiettivi, nella composizione umana, nei risultati, con gli alti e bassi che sono propri di ogni grande avventura, si interrompe qui, almeno per quest’anno.
Le ragioni sono complesse, ma in realtà anche semplicissime: quest’anno la nostra location abituale, il Polifunzionale di Soccavo, sarà occupata durante i mesi di giugno e luglio dalle Universiadi, la manifestazione sportiva multidisciplinare rivolta agli atleti universitari di tutto il mondo di cui si è fatto un gran parlare in questi mesi.
Il Polifunzionale di Soccavo per noi non era solo una location, era il punto focale della sfida che NaDir decise di lanciare quattro anni fa al mercato musicale e alla città: nel vuoto pneumatico dell’offerta culturale napoletana, priva di festival e carente di spazi per la musica dal vivo, lanciare un festival e farlo lontano dai poli di attrazione della movida e del turismo, in una di quelle periferie dove il vuoto abbraccia l’offerta culturale come qualunque altro servizio, opportunità, diritto.

Il NaDir Festival è legato a doppio filo con la campagna per la riqualificazione del Polifunzionale, che è in qualche modo cresciuta insieme al festival come il festival è cresciuto insieme a lei e all’attivismo, sempre più radicato, del quartiere Soccavo. Era ormai legato a doppio filo anche con il quartiere Soccavo e con il Rione Traiano: se la prima edizione del Festival fu accolta dagli abitanti con diffidenza, indifferenza o addirittura fastidio, un alieno rumoroso portato lì da uno sparuto gruppo di sconosciuti e attivisti locali, dopo quattro anni il NaDir era diventato un appuntamento fisso accolto con curiosità e una discreta partecipazione, che è diventata massiccia durante l’ultima serata della quarta edizione, quando il quartiere ha invaso l’area del festival per assistere agli show di Enzo Gragnaniello e Vale Lambo, un momento che restituisce da solo il senso, e il successo almeno parziale, della pazzia che abbiamo portato avanti dal 2015.

Cambiare location per il 2019 avrebbe significato non solo trovare un altro luogo dove ricalibrare da zero logistica, distribuzione di aree e spazi, funzionamento generale, come se fosse facile; avrebbe significato reinventare lo spirito, l’anima e il senso del NaDir Festival, riorientare la bussola verso quella Direzione Opposta che abbiamo seguito in questi anni.
Una complessa operazione che non ci siamo sentiti in grado di fare quest’anno.
Perché organizzare un festival diventa sempre più difficile, stretti nella morsa di una burocrazia e di norme di sicurezza sempre più esigenti, in maniere che spesso sembrano quasi strumentali e non votate semplicemente alla maggior tutela della sicurezza di spettatori e lavoratori.
Perché il mercato musicale sta attraversando una fase particolare, in cui i cachet si stabiliscono contando visualizzazioni e misurando l’hype, spesso oltre le reali possibilità di affluenza soprattutto in un contesto particolare come quello napoletano; situazione non facile per chi come noi opera in maniera totalmente autofinanziata, senza aiuti economici e sponsor ma sostenendosi solo con la vendita dei biglietti, e considera più importante garantire l’accessibilità alla musica dal vivo, mantenendo i prezzi dei biglietti abbordabili per tutte le tasche, che stare dietro alle complicate esigenze di alcuni promoter e booking.

Perché riflettere sul nuovo volto del festival avrebbe anche significato chiedersi quale possa essere il senso di un progetto come il NaDir Festival in una situazione per la scena musicale napoletana così diversa da quella che era quando lo abbiamo lanciato.
Perché tutto ciò avrebbe richiesto, e questo sono le note meno dolenti, un tempo ed un impegno che non ci siamo sentiti di poter profondere, essendo quotidianamente impegnati nella programmazione musicale e culturale allo Scugnizzo Liberato. Un fronte diverso da quello della periferia, quello di un Centro Storico sempre più mercificato a uso e consumo di una movida e un turismo usa e getta. Un contesto in cui siamo impegnati da quasi quattro anni insieme agli altri attivisti ed attiviste dello Scugnizzo, cercando di dare vita ad un’offerta culturale che abbia i principi, lo spirito e l’attitudine che, al di là del format, della location, al di là di chi è sopra o dietro al palco, crediamo costituiscano il senso e l’anima di NaDir, quella sfida ad andare in Direzione Opposta che abbiamo lanciato con spirito eretico, coraggio e tanta incoscienza nell’estate del 2015.

Questa quarta stagione di Scugnizzo Liberato ci ha già dato le sue soddisfazioni, con i concerti di Sula Ventrebianco, Gomma e tanti altri, con i tradizionali appuntamenti di Parentalia e Ue’ Fest, con la rassegna Gravità Zero che cresce di anno in anno.
Ma senza riposare sugli allori, quest’anno chiuderemo in bellezza la stagione con due eventi presentati da NaDir allo Scugnizzo Liberato, due concerti a cui teniamo molto, di cui pensiamo che l’estate napoletana avesse bisogno e che presto saranno a queste coordinate.
Come sempre, in #direzioneopposta.

NaDir Collective